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4. Jining, Padania, Cina

Sunday, 17 September 2006 @ 23:55

 

Se Bossi sapesse …

La prima sensazione che un padano avverte a Jining è di aver percorso inutilmente diecimilacinquecento chilometri nella vana speranza di cambiare paesaggio, di sostituire l’immagine del desktop della propria vita. E invece è tutto uguale, salvo le facce dei corregionali.

Jining, cittadina di centoventimila anime che per i cinesi equivale ad un nostro Roncofritto qualunque, è situata in una grande piana nel bel mezzo dello Shandong, a centrotrenta chilometri a sud di Jinan, capoluogo della provincia, e a soli trenta chilometri dalla città natale (e tombale …) di Confucio, Qufu, meta di pellegrinaggi turistici da ogni angolo della Cina.

A Jining, come nella bassa pianura padana, avviene quel miracolo che farebbe la gioia del Masaccio e del Brunelleschi, padri della prospettiva; la linea d’orizzonte è sempre visibile in ogni direzione, fatto salvo per qualche ciminiera, regalando quella sensazione di infinito e libertà tipica delle popolazioni adiacenti al grande fiume italico.

Con queste premesse non poteva mancare la nebbia, sia al mattino che alla sera quando, intensificata dai falò successivi la mietitura del grano, impregna l’aria di odore di paglia bruciata e confonde le insegne al neon. Insomma, avete presente Arbore, quando in “FF.SS. Che mi hai portato a fare sopra Posillipo …” arriva a Milano e accompagnato da amici in piazza Duomo afferma “Bella Milano, se se potesse vede’”. Ecco, ci siamo.

Ogni volta che mi accingo a raccontare una nebbia ad interlocutori esperti quali sono i miei amici d’infanzia, sento sempre la necessità di una scala Richter della nebbia, un rilevatore di spessore, un “nebbiometro”. Diciamo che è una nebbia da Bologna, che imbianca e ti immerge oniricamente, a differenza di quella di Ferrara e della bassa parmense/mantovana che ti avvolge, che ti lega i movimenti. (spero sia esauriente)

La vita della città è scandita da rintocchi d’altri tempi, nonostante non sia afflitta dai famigerati blackout elettrici che perseguitano il resto della Cina, grazie alla vicinanza di due grosse centrali a carbone. Gli agricoltori rispettano le cadenze della natura, sincronizzati ai colleghi del resto del mondo, gli operai e gli impiegati (Jining ha una trentina di aziende straniere tra cui la Pirelli Tire e altre due succursali di industrie italiane) hanno orari standard, dalle otto e mezza alle cinque e mezza del pomeriggio, i commercianti di cianfrusaglie e abbigliamento chiudono i battenti al calar della sera, gli alimentari tirano fino a mezzanotte così come i pochi bar e i due karaoke-bar, luogo di incontro per i giovani.

L’energia giovanile esplode il sabato pomeriggio e la domenica, quando la via principale si anima di biciclette, motorini e di ogni tipo di abbigliamento griffato, naturalmente falso. Più precisamente è l’etichetta di brand, anch’essa prodotta in Cina, che viene appiccicata illegalmente a capi d’abbigliamento identici a quelli originali, probabilmente usciti dalle stesse fabbriche in cui vengono prodotti quelli destinati al mercato occidentale. Nel frattempo si sta affermando tra i ragazzi una moda giovanile cinese che, scimmiottando marchi e design occidentali, sta occidentalizzando il paese. E’ il caso di tre marche di scarpe sportive che spopolano tra i cinesi, aventi un logo molto simile all’ala della Nike e modelli praticamente identici dal punto di vista estetico.

Gli anziani, invece, si ritrovano per giocare a carte o a mahjong presso i tavolini del centro sociale o a quelli pubblici sotto gli alberi del solito viale.

La domanda che nasce spontanea ad un occidentale in giro in bicicletta per il centro è: “Ho una macchia sulla fronte ?”. I cinesi che riescono a trattenere un sorriso sono pochi, spesso perchè intenti a radiografarti da capo a piedi; per le ragazze il discorso è diverso a causa della timidezza infinita; il mio sguardo fatica a incrociare uno dei loro perchè al primo accenno di mio movimento del collo abbassano gli occhi per terra, nonostante siano incuriosite da morire. I giovani maschi cinesi, con invidia e gelosia poco velate, mi hanno, infatti, ripetuto ormai cento volte in cinque giorni che tutte le loro coetanee sono invaghite dei calciatori italiani e a vedere le ultime prestazioni di Donadoni & Co. c’è di che sospettare …

Per finire un po’ di numeri di Jining:

  • Orario di lavoro impiegato/operaio in join-venture o albergo: 8 ore al giorno per 6 giorni a settimana;
  • Giorni di riposo mensili: le domeniche e 2 giorni di permesso da concordare con il datore di lavoro in caso di necessità burocratiche o familiari;
  • Stipendio base per cameriera/operaio/impiegato neo assunto: 500 yuan al mese (o RMB, altro nome della moneta locale), pari a circa 50 euro.
  • Stipendio di un operaio specializzato: dai 600 agli 800 yuan;
  • Tariffa base di una corsa di taxi, valida per i primi 3 Km: 5 yuan;
  • Costo di un pacchetto di sigarette: 15/25 yuan (dipende dalla contrattazione);
  • Costo di una camera, singola o doppia non fa differenza, in hotel a 4 stelle: 350 yuan;
  • Costo medio per una cena abbondante per due persone a base di carne, riso, birra e dolci: 70 yuan;
  • Costo di un caffé espresso all’hotel: 22 yuan (caro e fa anche schifo).

WuMing0.6

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3. A Tor ! A Tor ! A Tor !

Thursday, 14 September 2006 @ 18:10

(In terza persona)

Martedì, a Shanghai, Wu Ming aveva già subodorato qualcosa di strano.

Presso l’azienda in cui si era recato non riusciva stranamente a raggiungere  il sito del blog, nonostante fosse dotata di una linea internet discreta. Il contrattempo lo rese sospettoso, ma il poco tempo a disposizione non gli permise di indagare oltre. Al ritorno in albergo fece la controprova dalla rete interna, dotata di una velocità di connessione mai vista prima d’allora: tutto ok, sarà colpa del solito italico dirigente zelante che impedisce internet ai dipendenti, pensò tra sé e sé. Diede un sorso di sollievo alla fiaschetta di baijio, la grappa cinese, e inoltrò l’ultimo post dalla metropoli “Sopra il Mare”.

Il giorno seguente intraprese il lungo viaggio che dopo un’ora e mezza di aereo e due e mezza di taxi lo destinò a Jining, ridente cittadina padana nel cuore dello Shandong [seguirà un post dettagliato].

Arrivato in hotel Wu Ming si preoccupò dei suoi quattro affezionati lettori e nonostante la giornata di trasferimento non gli avesse riservato particolari sollecitazioni si accinse a scrivere un nuovo post inerente la consuetudine degli alberghi cinesi a dedicare un intero piano a  nightclub/bordello per i viscidi clienti occidentali, argomento che lo avrebbe sicuramente portato a raggiungere un impressionante numero di lettori (dieci) e commenti (uno, richiesta info logistiche).

Con sua somma sorpresa si accorse di non riuscire a raggiungere l’indirizzo del sito, nonostante accedesse alla homepage di altri blog-provider e il sospetto del giorno prima divenne velocemente certezza. Come Wikipedia, anche WordPress.com era nella lista nera del MegaFirewall di Pechino, blog registrati inclusi. La fiaschetta di baijio fu crivellata da sei sorsi di disperazione.

L’amara verità gli venne confermata il giorno successivo dalla rete internet del cliente di Jining: molti siti che non vengono a patti con il governo sono resi irraggiungibili per utenti cinesi e non. Uniche eccezioni gli hotel internazionali di Shanghai e Pechino che godono di un accesso privilegiato apparentemente senza censura, probabilmente solo un po’ meno.

Nel medesimo istante in cui Wu Ming fu assalito dallo sconforto un giovane tecnico informatico, W. L., consulente esterno dell’azienda che aveva notato i suoi pacchiani tentativi di forzare le limitazioni lo pedinò e, raggiuntolo in bagno, sottovoce, gli chiese di avvicinarsi, estrasse una penna e iniziò a scrivergli qualcosa in stampatello sul palmo della mano destra: HTTP://TOR.EFF.ORG, seguito da un sussurro “this site could help you”.

Wu Ming si collegò all’indirizzo e dando una letta alle pagine in italiano realizzò che si trattava di un prodotto freeware, con un plugin disponibile per Firefox, che permette di navigare in forma anonima impendendo al MegaFirewall di capire se la richiesta di pagina proviene dall’interno della Cina o è in transito dal mondo esterno, in pratica stordendolo …

Wu Ming scrisse il suo post, contenente una sola frase: “Se state leggendo questo post, baijio per tutti !”

 

WuMing0.6

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2. Piove, governo ladro …

Tuesday, 12 September 2006 @ 23:45

 

 

Che la burocrazia cinese fosse corrotta lo si sapeva, ma che anche il tempo atmosferico arrivasse a rammentarlo in questa fine estate dell’anno del cane 2006 non l’avevo previsto. La mia valigia caratterizzata da t-shirt, pantaloni al ginocchio e infradito è stata clamorosamente smentita nel momento stesso in cui ho messo il naso fuori dall’aeroporto per cercare goffamente di chiamare il primo taxi cinese della mia permanenza.

Paradossalmente Shanghai di giorno, priva della sua placenta di smog di quando il tempo è sereno, smarrisce  parte di quelle caratteristiche che l’hanno sempre identificata come la location perfetta per girare il sequel di Blade Runner e mi si presenta con un che di familiare, di padana memoria.

Quel padano che mi ha accompagnato durante il volo, denso di “brisa” veneti, “ciula” lombardi e qualche “soccia” bolognese. All’arrivo all’aeroporto un banco tricolore mi ha svelato le ragioni di quello strano dialettificio volante; la fiera internazionale di Nanchino e Canton vedrà la partecipazione di decine di aziende italiane impegnate nella ricerca all’oro cinese.

Dopo una giornata trascorsa in stato comatoso a causa dell’unica ora di sonno messa a frutto durante il viaggio, la serata ha visto ripetersi il mio rito tradizionale, la cena in un ristorante indigeno a base di anatra alla pechinese. La cosa più piacevole è stata notare che, a differenza di altre volte in cui la clientela cinese era sempre composta da nuclei familiari molto numerosi, il locale era frequentato da coppie e gruppi di ragazzi, segno che grazie ai primi segni di benessere la società patriarcale nelle grandi città si sta lentamente sfaldando.

Domani partenza per la sperduta Jining, speriamo bene.

WuMing0.6

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1. Social Smoking Rooms

Monday, 11 September 2006 @ 11:18

 

 

… Fantozzi si alzò in piedi e urlò: “La Legge Sirchia è una cagata pazzesca !!!”.

Ogni volta che transito per l’aeroporto di Vienna o per quello di Bangkok mi scatta questo refrain cinematografico immaginario, nonostante non sia completamente contrario al provvedimento dell’ex ministro della Salute.

Essendo un fumatore sin da subito ho considerato quantomeno eccessiva la legge “talebana” che sulla falsariga della madre di tutte le fobie d’oltreoceano ha sì giustamente tutelato la salute di chi era vittima del fumo passivo ma ha anche limitato la libertà individuale di coloro che, consapevoli dei rischi in cui incorrono, hanno preferito il piacere dannoso del tabacco alla morigeratezza.

Se negli aeroporti italiani, come in tutti gli altri luoghi pubblici ad eccezione del Parlamento, il divieto di fumo è assoluto, in altri paesi europei più tolleranti si sono adottate diverse soluzioni volte a tutelare i diritti di non fumatori e fumatori. Ad esempio negli aeroporti di Francia, Germania, Grecia etc. sono state istituite delle aree fumatori sia nelle sale d’aspetto che nei locali adibiti alla ristorazione, ma è a Bangkok e, in Europa, a Vienna che sono state introdotte quelle che io giudico la miglior soluzione, le smoking rooms.

Si tratta di stanze ermetiche completamente delimitate da pareti di vetro, dotate di posaceneri “kingsize” e agonizzanti aspiratori, posizionate direttamente all’interno delle sale d’aspetto e nelle quali i fumatori sono costretti a respirare oltre al proprio fumo anche quello dei “colleghi” e a subire dieci minuti di pubblico ludibrio e compatimento collettivo. Credo che questo tentativo di demolire il mito della sigaretta sia un metodo corretto per vincere la battaglia contro il tabagismo.

Se la legge Sirchia ha sicuramente salvaguardato la salute dei cittadini non fumatori, non si può certo dire che essa si sia rivelata un’arma efficace per debellare il tabagismo in Italia.

A fronte di un leggero calo nel consumo di sigarette a causa dei divieti scattati nei luoghi pubblici, i fumatori sono in continuo aumento, soprattutto tra giovani e donne; l’età in cui si inizia a fumare è in costante diminuzione, mentre le pseudo-statistiche dei giorni successivi al provvedimento, con la complicità di servizi televisivi al limite della propaganda, che testimoniavano un numero considerevole di tabacco-dipendenti decisi a smettere si sono rivelate completamente prive di ogni fondamento, essendo state realizzate intervistando i fumatori incazzati o finto-pentiti sull’onda dell’emotività e dimostrando, se ce n’era bisogno,  che per riuscire a smettere nessun divieto può sopperire alla mancanza di forza di volontà.

La verità è che il mito delle “bionde” non è stato nemmeno scalfito e la sigaretta rimane un simbolo di emancipazione, vero apripista alla dipendenza fisica, grazie soprattutto ad una società in parte consenziente, in parte cieca ai pericoli per le generazioni future.

 

P.S. Oggi è l’11 settembre. Nel dedicare un pensiero a tutte le vittime degli attentati ed alle loro famiglie mi sono ricordato che cinque anni fa ogni organo di informazione e ogni Capo di Stato ripeteva in maniera ossessiva un’unica frase: “Il mondo non sarà mai più come prima”. Vagando per aeroporti purtroppo ho avuto la sensazione che il Nord del Mondo ha metabolizzato. E ha perso una grossa occasione per capire ciò che accade nel Sud del Mondo.

Ci vediamo in Cina.

WuMing0.6

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0. Prove Tecniche di Trasmissione

Saturday, 9 September 2006 @ 1:21

 

20 anni di informatica per impiegare 2 notti a costruire il mio primo blog … no comment … me lo merito … tronfio della mia esperienza sui sistemi gestionali ho trascorso questi ultimi cinque anni rispondendo a domande di amici e conoscenti inerenti i nuovi strumenti web senza mai metterci le mani in pasta … ora pago i miei debiti con gli interessi …

Bene … si inizia. Ormai sono ore che rimesto tra temi, layout, colori e stili … Colpa di internet che non è ancora riuscita a debellare con un nuovo bottone la sindrome da foglio bianco. Ieri sera a cena raccontavo alla mia compagna questo mio “mettilacera toglilacera” e lei mi ha risposto con questo aneddoto.

“Millenovecentosettantasei, John Schlensiger sta per girare a New York le prime riprese de “Il Maratoneta“, nel backstage la tensione si taglia con il coltello.

Il sessantanovenne Sir Laurence Olivier, seduto, mani sulle ginocchia, ripassa mentalmente le battute, sobriamente infastidito a intervalli regolari dal giovane Dustin Hoffman che in quella che allora si chiamava ancora tuta da ginnastica si cimenta in scatti, saltelli e piegamenti sul posto ogni volta che ritorna dall’ennesimo anello percorso attorno all’accampamento del set.

Finalmente Hoffman prende il coraggio a due mani e rivolge a Laurence Olivier la domanda che gli frullava in testa da molti giri:

“Sir Olivier … come mi vede ?”

“Corra un po’ meno e reciti un po’ di più.”

 

P.S. Dimenticavo, parto per la Cina, lunedì.

WuMing0.6